5 Dicembre, 2022

Dal partigiano al jihadista

Sull’ultimo numero di Rivista di Politica (3/2018, pp. 142-151) potete leggere un mio contributo, “Dal partigiano al jihadista: genealogia di ISIS”, che riflette da un punto di vista teorico sulla figura del jihadista moderno utilizzando come chiave di lettura la “Teoria del partigiano” di Carl Schmitt. La strategia dello jihadismo globale, di cui ISIS è solo l’ultima incarnazione, non vanta solo una solida e articolata base teorico-dottrinaria, spesso poco conosciuta nel mondo occidentale, ma rappresenta una sfida politico-concettuale per la stessa visione politico-spaziale e per le categorie di pensiero su cui si sono costruite gran parte delle teorie politiche della modernità. Il jihadista postmoderno, diversamente dal partigiano teorizzato da Schmitt, non ha vincoli o limiti territoriali: è un rivoluzionario che opera sulla scena globale e senza confini. Da questo punto di vista è un perfetto prodotto della globalizzazione: l’agente potenziale di una guerra civile planetaria che per essere disinnescata richiede non solo nuovi strumenti operativi, ma anche (forse soprattutto) nuovi strumenti concettuali e analitici. Il saggio è quindi un tentativo di leggere e interpretare soprattutto la categoria politica dello spazio alla luce dei nuovi scenari e usando come autori di riferimento i principali pensatori del jihad globale come per esempio Sayyid Qutb, Abdullah Azzam, Abu Musab al-Suri, Abu Bakr Naji e la loro visione della lotta che intendono lanciare. Un conflitto che per la sua natura è spesso deterritorializzato, non nel senso che il territorio non sia importante o che lo scontro avvenga nel cyberspazio, ma nel senso che i confini statuali e del campo di battaglia vengono progressivamente erosi. 
L’intero fascicolo di Rivista di Politica dedicato a Machiavelli e contenente il mio contributo, in una sezione dedicata “Politica Internazionale e Studi Strategici” che mi ha fatto molto piacere, è acquistabile a un prezzo molto conveniente qui.

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