28 Gennaio, 2021

L’importanza della Storia per lo studio della politica internazionale

Diverse volte qui nel blog e anche in altre mie pubblicazioni ho sottolineato l’importanza dello studio della Storia per la comprensione delle dinamiche politiche soprattutto a livello internazionale. La Storia resta un elemento essenziale per riuscire a inquadrare i fenomeni e metterli sotto la giusta luce e permette se non di evitare errori, quanto meno di sfuggire a facili trionfalismi o semplicistiche generalizzazioni. Purtroppo però questa tipologia di approccio non è sempre ben vista o considerata con il giusto peso, ma in questi giorni mi ha fatto piacere leggere su importanti portali americani che si occupano di questioni relative alla politica internazionale e alla guerra, articoli in cui veniva, invece, rimarcato il ruolo centrale della Storia ai fini di una più completa e strutturata analisi, oltre che come strumento utile per migliorare l’istruzione degli ufficiali dotandoli di una maggiore esperienza.
Per esempio in un lungo articolo su War on the Rocks Iskander Rehman non solo ci spiega la centralità della figura di Polibio, ma ci offre anche un serie di spunti e riflessioni su come le sue Storie possano oggi essere un utile strumento per meglio comprendere la politica internazionale e una lettura obbligatoria per chi si occupa di sicurezza nazionale. Questo perché nell’opera di Polibio si può rilevare una profonda conoscenza delle connessioni tra cultura politica domestica e politica estera, essenziali oggi come ieri per comprendere gli attori delle relazioni internazionali. Inoltre l’approccio di Polibio prende in considerazione le sfumature, la complessità e la multicausalità, elementi centrali della Politica che troppo spesso nei saggi accademici vengono lasciati in secondo piano. Polibio, quindi, parla di storia pragmatica e con ciò intende esortare il lettore ad andare oltre gli orizzonti disciplinari per ottenere una visione più completa di cosa ci sia in gioco, tenendo però presente che in storia e politica non si più avere una conoscenza perfetta ma solo idee derivante dall’intrecciarsi dei vari particolari. Il suo approccio allo studio della politica internazionale è dunque multidisciplinare e tenta di individuare elementi comuni nel tempo e nello spazio.
Un paio di giorni dopo questa interessante riflessione sempre su War on the Rocks C. Lee Shea ci porta sulla scena della grande competizione tra potenze globali. Benché dalla fine della Guerra fredda si siano riempite intere biblioteche con opere che sostengono in modo più o meno aperto e forte che la caduta del Muro di Berlino avesse posto fine alla politica di potenza e aperto la via a una nuova fase politica democratica e liberale, la realtà è che oggi l’equilibrio mondiale ruota intorno a tre potenze (Stati Uniti, Russia e Cina). È sul concetto di grandi potenze e su questi attori quindi che si deve porre la massima attenzione e indirizzare le risorse, lasciando in secondo piano nation building, controsinsorgenza e terrorismi vari. Serve tornare a focalizzare tutto l’armamentario a disposizione sulla deterrenza contro Russia e Cina con sullo sfondo il rischio di una guerra di grandi proporzioni. Serve dunque una comprensione di lungo periodo delle varie dinamiche del sistema internazionale, al fine di poter affrontare con efficacia le minacce in essere o in divenire.
Invece su The Strategy Bridge Vanya Eftimova Bellinger ci parla in modo molto dettagliato della figura di Gerhard von Scharnhorst (Bordenau, 12 novembre 1755 – Praga, 28 giugno 1813) generale prussiano che fu una figura centrale per l’educazione militare di Carl von Clausewitz, il quale apprese proprio dal suo maestro un certo modo di ragionare e di vedere la guerra. Scharnhorst fu un grande innovatore e non per nulla fondò tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo ben tre riviste dedicate al pensiero militare oltre che la Militärische Gesellschaft ovvero la Società militare a Berlino. Nei suoi insegnamenti Scharnhorst enfatizza la necessità per gli ufficiali di sviluppare le loro abilità basandosi su una solida educazione e il pensiero critico perché solo così essi sono poi in grado di affrontare la complessità della realtà e gli eventi imprevedibili. In questo contesto la Storia, e in particolare la storia militare, permette di ottenere una conoscenza più diretta e approfondita della complessità del fenomeno guerra e quindi preparare gli ufficiali a valutare con maggiore efficacia le varie situazioni. Per questo in calce all’intervento di Bellinger si trova la traduzione di un breve testo di Scharnhorst dal titolo “On Experience and Theory”.

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