18 Aprile, 2021

La Russia da Elstin a Putin: continuità o frattura?

Sul numero 01/2019 di Rivista di Politica  dedicato al tema “L’Europa e l’umanità. Tra particolarismo e cosmopolitismo” c’è un saggio particolarmente interessante che affronta un problema oggi importante per chi si occupa di politica internazionale, ovvero la Russia. Loretta Dell’Aguzzo e Emidio Diodato in “La maggiore assertività della politica estera russa: la “rivoluzione passiva” e il caso della Georgia” affrontano il tema della Russia e della sua politica estera nei confronti del suo estero vicino e dell’Occidente. L’argomento è quanto mai centrale per almeno due ordini di ragioni. Primo, la Russia dopo un periodo di ripiego (tra la fine dell’impero sovietico e i primi anni 2000) è prepotentemente tornata a giocare un ruolo di primo piano nel sistema internazionale del XXI secolo, specialmente in alcune regioni come il Medio Oriente e il Mediterraneo e nei confronti dell’Europa. Secondo, la recente visita del presidente Putin a Roma ci ha ricordato la centralità di Mosca per la politica estera italiana.
L’articolo si sofferma in particolare sulla politica russa verso la Georgia fino alla guerra del 2008 che viene puntualmente presa in considerazione, ma non manca di mettere in luce i rapporti non sempre lineari con l’Occidente sia riguardo la Georgia stessa sia riguardo altre tematiche come l’espansione della NATO avvenuta proprio includendo nel corso degli anni paesi precedentemente nella sfera di influenza di Mosca.
Lo sguardo alla politica estera russa permette anche agli autori di mettere in luce come esista una continuità tra la presidenza di Elstin e quella successiva di Putin. Benché le situazioni interne sotto i due presidenti fossero molto diverse, per quanto riguarda le azioni nel sistema internazionale si può scorgere una continuità di scelte e obiettivi, anche se perseguiti con modalità diverse. Allo stesso tempo, però, nel saggio si mette in luce come Putin rappresenti un elemento di una “rivoluzione passiva” che riguarda le strutture politico-economiche russe. Tale rivoluzione non è iniziata con Putin, bensì nel 1991 con il crollo dell’impero sovietico e ha visto un graduale, ma significativo, mutamento del sistema politico, economico e sociale della Russia. In tale mutamento hanno avuto un ruolo importante i membri della vecchia gerarchia che sono riusciti in vari modi a riciclarsi nel nuovo sistema.
Analizzando il caso della Georgia vengono messi in luce due elementi importanti nel quadro di questa rivoluzione e di questa continuità russa. Il primo è la centralità per Mosca dei Paesi che una volta facevano parte dell’URSS e che ancora considera a tutti gli effetti facenti parte della sua attuale sfera di influenza. Ne consegue che in tali contesti Mosca è poco propensa a consentire l’influenza di altri attori, come per esempio i Paesi Occidentali. Il secondo è, invece, il ruolo delle risorse energetiche, infatti la Russia ha trasformato queste ultime in un vero strumento di politica estera in grado di fare pressione sui governi coinvolti in modo da essere più accondiscendenti.
Questi due aspetti, sommati a vari riflessioni nel corso del saggio sui rapporti tra Russia e Occidente, aiutano a spiegare molto bene anche le attuali frizioni come quella relativa all’Ucraina. Per questo il saggio è un’utile lettura, perché consente di avere uno sguardo più profondo e preciso sulla Russia, lasciando da parte discorsi ideologici e guardando, invece, a dinamiche di potere a livello internazionale che consentono poi di avere un quadro più preciso.

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