1 Giugno, 2020

La Santa violenza

Più che una recensione questo post vuole essere una riflessione sul rapporto tra religione e politica internazionale, un tema che affronto in alcuni passaggi del mio corso e che reputo importante per diversi aspetti centrali.

Mi occupo di terrorismo islamico dalla fine del mio dottorato che indicativamente è coincisa con lo sviluppo di ciò che poi noi abbiamo conosciuto come Stato Islamico o ISIS e sulla cui storia ed evoluzione potete leggere il mio libro. Da lì in poi il tema della religione è sempre stato presente, seppur sullo sfondo, nelle mie ricerche ed è però anche sempre stato focalizzato esclusivamente su una religione in particolare, ovvero l’Islam. Avevo l’interesse di leggere qualcosa di diverso, qualcosa di non islamico ed ecco che quando ho visto in libreria il testo di Gianfranco Ravasi, La santa violenza non ho esitato ad acquistarlo.

Iniziamo con l’autore. Gianfranco Ravasi è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Esperto biblista ed ebraista, collabora con vari giornali, tra cui «L’Osservatore Romano» e «Il Sole 24 Ore» e ha scritto decine di volumi.

Il libro è agile e spesso si addentra in citazioni bibbliche. Il volume si articola in tre sezioni principali. La parte che mi ha interessato di più però è la prima dove Ravasi cerca di mettere in luce il rapporto tra guerra e religione cristiana o meglio sacre scritture/Bibbia. Immediatamente salta all’occhio una contrapposizione tra l’Antico Testamento, in cui abbondano le descrizioni di battaglie, di devastazioni ed eventi bellici in genere, e il Nuovo che, pur inalberando “il vessillo dell’amore” ed ereditando “l’aspirazione messianica biblica alla shalom «pace», non ignora questa realtà aspra che costella le strade della vita dei popoli” (p. 10).

La prima parte, Le guerre di Dio, è quella in base ai miei interessi più importante. Si mette subito in evidenza come il Dio dell’Antico Testamento sia un Dio principalmente guerriero e ciò è evidente dalla presenza di circa 1700 passi, citazioni, descrizioni o simili in cui si narra di violenza, guerra o eccidi vari ordinati da Dio. Malgrado ciò però la locuzione “guerra santa” risulta assente. Nel libro di Giosuè si legge, in occasione dell’attacco alla città di Gerico: “quanto è in essa [nella città di Gerico] sia votato allo sterminio per il Signore […] Votarono allo sterminio la città, passando a fil di spada ogni essere ivi residente, dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio, ma il bue, l’ariete e l’asino” (pp. 32-33). Inoltre interpretando la vittoria come un dono divino, il bottino di vite e beni diventa una proprietà del Signore. Passi similari si ripetono anche per sottolineare come lo sterminio dei maschi di una città sia un elemento centrale delle guerre del tempo. Il Dio viene spesso dipinto come il comandante in capo: “La sua [del Signore] spada divorerà, si sazierà e si ubriacherà del loro sangue” (p. 50). Il concetto di “Signore degli eserciti” compare ben 279 volte nella Bibba (p.52).

Questi aspetti che si richiamano alla nozione generale di “guerra santa” scompaiono poi nel Nuovo Testamento dove però rimane sia l’idea di conflitto sia gli aspetti più marziali della vita sociale e del pensiero. Ciò inaugura tutta una riflessione cristiana sulla guerra che, per esempio, da Sant’Agostino si rifà al concetto di guerra giusta in cui si introduce la legittimità del conflitto se segue determinati dettami e regole (si pensi poi a San Tommaso o a Francisco de Vittoria). Come nota Ravasi, già Paolo considerava legittimo l’uso della spada da parte dell’autorità politica (e qui si potrebbe partire per un parallelismo con Clausewitz che sarebbe molto interessante).

Il testo poi affronta nella seconda parte il problema del fondamentalismo e nella terza quello del rapporto con lo straniero. Ma a me interessa indubbiamente questa prima sezione che mette in luce come la violenza armata, e quindi la guerra, faccia parte costante della religione cristiana e sia una presenza continua, seppur giustificata e in qualche modo anche regolamentata, del pensiero religioso cristiano.

Questo è sicuramente è un tema interessante e che meriterebbe non solo molto più spazio, ma anche conoscenze più approfondite delle mie. A me interessa comprendere meglio il rapporto tra religione e guerra/politica internazionale nel XXI secolo e da questo punto di vista il volume di Ravasi, pur non esaurendo la mia curiosità, ha sicuramente messo in luce alcuni aspetti interessanti del Cristianesimo. Il tema è ovviamente vasto e soprattutto negli ultimi 20 anni ha conosciuto una costante espansione per ovvie ragioni. Uno dei primi, se non il primo in assoluto, testi in italiano che cerca di contestualizzare il ruolo della religione all’interno delle Relazioni Internazionali è Coralluzzo, V., Ozzano, L. (a cura di), Religioni tra pace e guerra. Il sacro nelle relazioni internazionali del XXI secolo che tocca molti aspetti, teatri e le principali religioni del mondo. Sempre in italiano vi consiglio anche Graziano, Guerra santa e santa alleanza. Religioni e disordine internazionale nel XXI secolo che rappresenta un modo indubbiamente originale per leggere e interpretare la geopolitica nel XXI secolo, ovvero attraverso l’influenza che la religione esercita nelle varie aree del pianeta. Altri due testi tradotti in italiano e molto interessanti seppur meno recenti e con un focus non direttamente legato alla religione sono Juergensmeyer, Terroristi in nome di Dio che è una ricognizione sui gruppi terroristici a cavallo del millenio che si richiamano alla religione dal Cristianesimo all’Islam, dall’induismo all’ebraismo e Kepel, G., Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico una pietra miliare per comprendere la cresita e la diffusione in Euroa, ma non solo, dell’estremismo jihadista nella seconda parte del XX secolo. In inglese, invece, consiglio Hatzopoulos, P., Petito, F., Religion in International Relations. The Return from Exile e Mavelli, L., Petito F., Towards a Postsecular International Politics. New Forms of Community, Identity, and Power indubbiamente più teorici ma comunque interessanti per comprendere meglio le dinamiche e le problematiche.

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