1 Dicembre, 2020

Sir Michael Howard

Il 30 novembre scorso, il giorno dopo il suo 97° compleanno, ci ha lasciati Sir Michael Howard uno dei maggiori storici militari del mondo fondatore del Department of War Studies presso il King’s College di Londra, regio professore di storia moderna presso l’Università di Oxford, titolare della cattedra “Robert A. Lovett” di storia militare e navale dell’Università Yale e uno dei padri fondatori di quel campo di ricerca che noi chiamiamo Studi Strategici.
La sua conoscenza del fenomeno bellico è vastissima non solo in termini di studio accademico, ma anche per via della sua esperienza diretta del fenomeno avendo combattuto sul fronte italiano in diverse battaglie, tra cui quella di Montecassino dove è stato insignito della Military Cross.
Il suo apporto allo studio della guerra è stato enorme per vari motivi. In primo luogo, come storico ha ampliato il campo di ricerca della più tradizionale storia militare mettendo in luce come l’elemento sociale sia imprescindibile per la comprensione dei conflitti e delle strutture che li combattono. In questo senso è importante ricordare due aspetti: il suo libro forse più noto, The Franco-Prussian War: The German Invasion of France, 1870–1871, prende proprio in considerazione la diversa composizione degli eserciti come riflesso delle diverse società da cui prendono forma; pensare alla guerra come fenomeno sociale, e quindi politico, lo mette in stretta correlazione con Clausewitz di cui, non casualmente, fu un grande studioso. Infatti, fu lui, insieme all’americano Peter Paret, a curare nel 1977 la traduzione in inglese del Vom Kriege e a permettere quindi una migliore e più accurata conoscenza in ambito inglese del generale prussiano e delle sue riflessioni sulla guerra.
Il secondo motivo dell’importanza di Howard risiede nel suo approccio multidisciplinare allo studio della storia militare e dunque della guerra che lo ha portato a diventare uno dei punti di riferimento per la disciplina degli Studi Strategici. Qui la conoscenza del fenomeno bellico, della sua natura più che della singola campagna, si combina ad analisi più politologiche per offrire uno studio accurato del lato conflittuale della vita internazionale.
Un ulteriore motivo di importanza è relativo alla sua metodologia, infatti nella raccolta di saggi pubblicata con il titolo The Causes of Wars and other essays egli sottolinea come la guerra vada studiata “in width, in depth and in context”. Ovvero studiare come il modo di fare la guerra è cambiato nel corso del tempo per poter distinguere i veri cambiamenti da quelli puramente di superficie; studiare approfonditamente le singole campagne non solo attraverso le storie ufficiali, ma anche con memorie, diari, lettere, letteratura; e infine studiare il contesto, cioè le società che combattono, la loro politica, la loro natura. Insomma, uno sguardo complessivo e approfondito sulla guerra non limitato al campo di battaglia e in grado di offrire un’immagine precisa e articolata del fenomeno più longevo e complesso dell’intera umanità.
Data l’importanza dell’autore si potrebbe pensare che la maggior parte delle sue opere siano disponibili anche in traduzione italiana, purtroppo non è così. In italiano è possibile solo leggere, per di più ormai entrambi fuori catalogo: La guerra e le armi nella storia d’Europa, Laterza, che è una storia molto interessante dell’evoluzione della guerra nel quadro della storia europea dalla fine del Medioevo fino al XX secolo, in cui Howard prende in considerazione l’impatto delle innovazioni tecnologiche sullo sviluppo del fenomeno bellico; L’invenzione della pace. Guerre e relazioni internazionali, il Mulino, dove il suo approccio multidisciplinare in cui combina storia militare, politica, e politica internazionale emerge chiaramente.

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