5 Dicembre, 2022

Non State Warfare

Da alcuni mesi siamo entrati in una nuova era della politica internazionale dove la guerra è tornata, come ha sempre fatto nella storia, a giocare un ruolo preminente. Serve quindi cercare di capire meglio il fenomeno che, con i mutamenti politici, tecnologici, sociali ed economici attuali, abbiamo di fronte. Il testo di Stepehn Biddle Nonstate Warfare. The Military Methods of Guerrillas, Warlords, and Militias va proprio in questa direzione perché con un’analisi precisa, puntuale e articolata ci mostra sia alcune tendenze di lunga durata del fenomeno bellico sia aspetti più recenti e specifici da valutare con attenzione.

Il volume conta diversi capitoli, ma è sostanzialmente diviso in due macro sezioni. Nella seconda l’autore mette in pratica attraverso l’analisi di vari casi studio la teoria che invece costruisce nella prima parte. In quest’ultima Biddle spiega l’idea che la guerra sia un fenomeno unitario e che i concetti di “regolare” e “irregolare” siano solo due estremi dello stesso continuum. I moderni attori non-statuali possono contare su una serie di risorse e tecnologie che gli permettono di condurre un tipo di guerra decisamente più simile a quella degli attori statuali rispetto a un secolo fa.

Con varie statistiche e dati dai campi di battaglia, l’autore fa notare come la moderna potenza di fuoco esiga da tutti gli attori coinvolti comportamenti simili se si vuole sopravvivere sul campo di battaglia e svolgere le proprie missioni. Il moderno campo di battaglia a partire dal 1914 è così letale che sarebbe un suicidio impiegare formazioni ammassate allo scoperto (una problematica messa in evidenza anche in Ucraina). In effetti, l’occultamento, e le tecniche necessarie per fornirlo, è stato probabilmente il tema più importante nella storia delle moderne tattiche convenzionali.

Le armi moderne sono così letali che anche una manciata di uomini può causare danni significativi, ma ciò vale sia per attori statuali sia per quelli non-statuali. Oggi il vero elemento limitatore al numero di truppe dispiegabili in zona di combattimento è la capacità del terreno di fornire una copertura adeguata alle forze disperse, non il numero di truppe teoricamente disponibili. Ciò ha sistematicamente ridotto il valore di uno dei più importanti vantaggi materiali di cui godono gli stati rispetto ai rivali non-statuali: la superiorità numerica.

Biddle, quindi, non solo costruisce una teoria in grado di cogliere efficacemente un problema di fondo dei moderni campi di battaglia, ovvero il fatto che non solo il rischio di scontrarsi con attori non-statuali è sempre maggiore, ma anche che la commistione tra attori statuali e non è in crescita e rischia di offuscare sempre più le classiche distinzioni moderne su cui si era concettualizzata la guerra; ma coglie anche perfettamente alcune dinamiche di fondo dei conflitti moderni, indipendentemente dagli attori coinvolti. Sono diversi, infatti, gli esempi e le tendenze descritte dall’autore che noi possiamo ritrovare in questi primi mesi di guerra in Ucraina. Il testo è quindi un utile lettura per comprende il moderno campo di battaglia e capire meglio le dinamiche conflittuali, le strategie e le difficoltà/opportunità dei vari attori coinvolti.

In questa recensione per l’Istituto di Politica ne parlo in modo più dettagliato.

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