5 Dicembre, 2022
Rivista di Politica Ucraina

La guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina iniziata a fine febbraio 2022, ma in realtà ben prima seppur sotto altre forme, è indubbiamente un punto di non ritorno del sistema internazionale uscito dalla fine della Guerra fredda e forse anche dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Analisi e riflessioni ormai si sprecano, spesso focalizzandosi sulle sole lezioni apprese dal punto di vista militare, quando invece, per evitare un’escalation ormai pienamente in atto da entrambe le parti, servirebbe guardare con più attenzione al contesto politico generale.

Da questo punto di vista ci viene in soccorso la Rivista di Politica con il numero 02/2022 di quest’estate con un importante, per lunghezza e contenuti, dossier proprio sulla guerra in corso tra Occidente e Russia. Si tratta di un’analisi più focalizzata sugli aspetti politici del conflitto che militari, ma non centrata esclusivamente su un attore singolo bensì sui vari aspetti e da più voci diverse che riescono a dare un quadro d’insieme piuttosto completo al problema, estremamente complesso, che abbiamo di fronte.

I numerosi approfondimenti sono scritti da esperti di relazioni internazionali italiani per cui la profondità analitica in genere non manca, così come la capacità di guardare oltre l’orizzonte del singolo evento.

La visione storico-geopolitica

Tra i contributi più interessanti cito sicuramente i due a firma di Valter Coralluzzo e Corrado Stefanacchi perché entrambi mettono in luce, da una prospettiva più storica il primo e più geopolitica il secondo, le ragioni profonde di questo conflitto da ricercarsi in una serie di dinamiche internazionali che evidenziano come un approccio e una serie di politiche americane, e di conseguenza della NATO e dell’UE, abbiano posto le condizioni per incancrenire la situazione anziché cercare di risolverla. La responsabilità dell’invasione resta a Mosca, sia chiaro, ma è fondamentale capire le ragioni di tale decisione e il contesto in cui è stata presa e i due articoli citati vanno esattamente in quella direzione senza farsi trascinare dalla propaganda di questi mesi. Riccardo Cavallo si spinge anche oltre in una critica aperta al comportamento Occidentale e della NATO in particolare individuando chiaramente specifiche responsabilità. Invita, inoltre, l’UE a sganciarsi dal legame atlantico se vuole veramente diventare un attore indipendente sulla scena internazionale. Molto interessante, per quanto riguarda la UE e le sue dinamiche di potere interne, è il saggio di Daniele Stasi che analizza il nuovo ruolo prominente della Polonia. Infatti, la situazione che si è venuta a creare pone Varsavia in una situazione di vantaggio perché da un lato diventa il bastione orientale della NATO il che accresce il legame con Washington trasformando il Paese in un alleato americano fondamentale. Come conseguenza di questa nuova partnership rafforzata c’è un duplice obiettivo comune alla Polonia e agli Stati Uniti, ovvero l’indebolimento della posizione tedesca e la rottura dell’asse tra Berlino e Mosca.

Il saggio di Loretta Dell’Aguzzo continua a focalizzarsi in parte sull’Occidente criticando la lettura del conflitto come uno scontro ideologico tra democrazia e autoritarismo, per due ragioni. Primo, i regimi autoritari attuali non sono basati su ideologie come in passato, ma sono più inclini a resistere alla democratizzazione. Secondo, l’autrice riconosce l’Occidente come guidato da una chiara e forte ideologia, ma afferma anche che ormai tale spinta ideologica ha perso slancio e credibilità negli ultimi anni.

Propaganda

A fianco poi di analisi più focalizzate sulla politica interna russa, vanno sicuramente ricordati alcuni saggi che da prospettive diverse analizzando come il messaggio propagandistico ucraino sia stato sviluppato sin dal primo momento. Sofia Ventura firma un’ottima biografia di Zelenski da attore di commedie a “paladino” della democrazia globale, mentre Luigi Di Gregorio e Chiara Moroni studiano da prospettive diverse il ruolo della propaganda e dei social media che oggi sono fondamentali per creare e diffondere il “giusto” messaggio che si vuole inviare. Chiaramente la propaganda non è una novità di questa guerra, ma visto che ormai siamo una società da anni immersa nella terra di mezzo “tra reale e finzionale”, ecco che il ruolo oggi assume un peso più significativo. “L’applicazione ai fatti di strategie narrative accattivanti […] riduce la capacità del pubblico di distinguere tra cosa accade da ciò che si racconta stia accadendo”. L’esistenza di strategie in questo senso è palese fin dall’inizio del conflitto: il 24 febbraio Zelensky si presenta in tv con camicia e giacca, ovvero come un presidente di una democrazia occidentale, il giorno seguente cambia la narrazione e dunque si mostra come leader combattente (anche se mai ha imbracciato un’arma) con indumenti militari e impiegando i social per raggiungere un’audience più ampia.

Il Medio Oriente

Infine, altri due saggi ci permettono di allargare il nostro guardo al di là dell’Ucraina, poiché troppo spesso questa guerra viene descritta solo come un conflitto localizzato lì mentre in realtà sta avendo pesanti ripercussioni anche in altre aree molto sensibili.

Paolo Quercia inserisce il conflitto in Ucraina in un quadro di revisionismo geopolitico russo più ampio legando la scelta di Mosca di attaccare non solo all’operazione di successo del 2014 in Crimea, ma anche alla più ampia spinta russa verso sud, ovvero verso il Mediterraneo. Da questo punto di vista il conflitto ucraino sarebbe parte di un progetto più vasto che vedrebbe Mosca controllare il Mar Nero in coabitazione con la Turchia per poi collegare le azioni in Siria e Libia in primis e ridisegnare, almeno in parte, gli equilibri di potere. Barbara Faccenda, invece, mette in guardia su vari aspetti e tra questi ricordiamo: primo, il ruolo russo di stabilizzatore nella questione siriana, poiché un allentamento della presenza russa rischia di lasciare nuovamente campo libero alle milizie islamiche legate a ISIS e non solo, una minaccia che è tutt’altro che scomparsa (infatti ne avevo descritto la presenza in una recente pubblicazione che ho curato); secondo, malgrado le rassicurazioni americane, diversi attori della regione, come gli Emirati Arabi Uniti, non hanno supportato l’Occidente mantenendo una posizione diplomatica molto più bilanciata e continuando a commerciale con la Russia. Questo aspetto è chiaramente significativo dell’impossibilità di isolare la Russia diplomaticamente ed economicamente.

Questo dossier sulla guerra in Ucraina è dunque particolarmente interessante per riuscire a cogliere la complessità della questione politica che abbiamo di fronte e le varie possibili conseguenze perché, pur senza delineare scenari futuri o futuribili, appare evidente come ormai si siano messe in modo delle dinamiche internazionali profonde che mirano a una revisione dell’attuale equilibrio di potere che ben difficilmente potranno concludersi a breve o con la fine del conflitto singolo.

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