5 Dicembre, 2021

Falce e sberleffo

Il testo di Ben Lewis, Falce e sberleffo. Una storia del comunismo attraverso la satira. Ovvero: le barzellette che hanno fatto crollare il Muro, Piemme, Milano 2009 è unico nel suo genere: interessante e pieno di contenuti come un saggio, ma scorrevole e piacevole da leggere come il più leggero dei romanzi. Il libro riesce a mantenere questo equilibrio grazie alla scelta estremamente originale del suo autore, creatore di vari approfondimenti per la BBC e altre importanti testate giornalistiche a livello mondiale, che si mette ad analizzare un aspetto talmente banale della quotidianità da risultare ben poco affrontato e in grado di offrire uno sguardo del tutto nuovo a realtà ormai più o meno note: ovvero la satira nelle sue diverse declinazioni barzellette, battute, vignette varie.
Tramite questa chiave di lettura l’autore ci porta a fare un viaggio nella storia dell’Europa dell’Est del XX secolo, infatti il volume parte dalle barzellette su Lenin, per passare a quelle su Stalin al periodo nazista e poi analizza in modo più approfondito quelle relative ai paesi del blocco sovietico dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il testo è da questo punto di vista originale e intrigante, capace di offrire uno sguardo diverso al mondo comunista che fu, ma va letto con un occhio critico, ovvero tenendo presente che quelle barzellette nascevano spesso da situazioni politiche e sociali estremamente difficili, cosa che comunque l’autore non manca mai di fare contestualizzando sempre i suoi argomenti.
Il lavoro di Lewis si apre con una sorta di saggio per inquadrare lo status della ricerca scientifica sul tema delle barzellette e in particolare quelle legate al mondo comunista. Scopriamo così che esiste un sostanziale consenso sul fatto che le barzellette rappresentino un genere letterario proprio diretto contro il comunismo (in paesi repressivi e in assenza di libertà individuali per esprimere la propria opinione le barzellette erano un modo per sviluppare una sorta di contro propaganda o di opposizione al regime) e che gli stati coinvolti cercarono in tutti i modi di contrastare lo sviluppo e la diffusione di queste barzellette. Il testo riporta svariati casi di autori di barzellette, autori satirici di opere teatrali o vignettisti arrestati e condannati ad anni di carcere, ma chi ha visto il film Le vite degli altri si ricorda sicuramente la scena degli agenti della Stasi in mensa che scherzano proprio con una barzelletta salvo poi accorgersi che il superiore di fianco a loro poteva rivelarsi una presenza alquanto pericolosa. Sull’interpretazione però delle barzellette sorge una spaccatura tra una scuola minimalista e una massimalista. La prima sostiene che le barzellette erano un modo di contrastare la propaganda e riaffermare la verità evitando per quanto possibile le strette spire della polizia di stato; la seconda, invece, arriva a sostenere la tesi che le barzellette abbiano contribuito alla caduta dei regimi totalitari e comunisti.
Senza entrare in questa diatriba, limitiamoci a osservare che i numerosi testi che Lewis cita e le 475 pagine del suo libro (che per sua stessa ammissione incorpora solo una parte delle barzellette da lui raccolte perché molte utilizzando giochi di parole intraducibili e altre invece sono doppioni) dimostrano un volume di materiale notevole che meriterebbe forse una maggiore attenzione.
Se riportassimo qui tutte le barzellette rovineremmo la lettura del testo, ma qualche esempio va sicuramente fatto. Per esempio una barzelletta di poco successiva alla Rivoluzione del 1917: “Dopo la Rivoluzione di ottobre Dio invia in Russia tre osservatori: san Luca, san Giorgio e san Pietro. Ciascuno dei tre gli spedisce un telegramma. «Sono finito nella mani della Ceka» Firmato san Luca. «Sono finito nella mani della Ceka» Firmato san Giorgio. «Tutto a posto, me la cavo benissimo». Firmato Petrov, sovraintendente della Ceka”. Una successiva e del periodo del governo di Stalin: “Un uomo si reca nella Piazza Rossa per rendere omaggio a Lenin nel mausoleo a lui dedicato. Mentre si avvicina al corpo imbalsamato del leader della rivoluzione, una guardia gli sussurra «Lenin è morto, ma le sue idee vivranno per sempre». L’uomo sospira: «Se solo fosse il contrario!»”. Come detto il libro presenta anche un interludio sul periodo nazista e un paio di esempi sono particolarmente interessanti. “Hitler sta visitando un manicomio. Mentre passa in rassegna i pazzi, tutti gli fanno il saluto nazista, tutti tranne uno, posto proprio in fondo alla fila. «Perché tu non mi saluti come fanno gli altri?» chiede Hitler. «Mein Führer, io sono un infermiere» ribatte l’interpellato «non sono mica matto»”. Il secondo esempio invece ci riporta alla triste realtà della Germania al termine della guerra attraverso un dialogo tra due tedeschi: “«Dimmi, cosa pensi di fare ora che la guerra è finita?» «Un giro nella Grande Germania» «E nel pomeriggio?»”.
Il testo passa poi ad affrontare la dura realtà del blocco sovietico attraverso i vari Paesi e ovviamente non possono mancare le barzellette su Berlino e sul Muro. “Perchè gli abitanti di Berlino Est sono più scemi dei frisoni dell’est? Perché hanno costruito il muro e si sono messi dalla parte sbagliata”. Oppure “Walter Ulbricht, il primo leader comunista della Germania dell’Est, è al ristorante. Una delle cameriere che lo servono gli fa il filo. Ulbricht va in brodo di giuggiole ed esclama: «Sarei lieto di soddisfare un suo desiderio». La ragazza ci pensa un attimo e dice: «Allora apra il Muro, anche solo per un giorno». Con una strizzatina d’occhi, Ulbricht ribatte: «Ho capito: lei vorrebbe restare sola con me»”.
Alcune barzellette invece mettono a nudo con poche parole i problemi cronici sia economici che di libertà individuali presenti nei paesi comunisti. Per esempio questa evidenzia la cruda realtà dell’economia di stato della DDR in cui le file per acquistare qualunque tipologia di bene erano una costante e in cui spesso non si sapeva nemmeno perché si era in fila “Una casalinga dice a un’altra: «Ho sentito dire che domani ci sarà neve!» «Bene, però per la neve non mi metterò in coda»”. Oppure un’altra barzelletta mette in luce la forte repressione politica attuata dalla Stasi, ma che può essere facilmente riscontrata anche negli altri Paesi. “Mentre è seduto a tavola insieme al figlio, un padre gli chiede: «Come è andata oggi a scuola?” «Oggi abbiamo svolto un tema sul Muro di protezione antifascista» risponde il ragazzino. Qualche giorno dopo il padre chiede al figlio: «Come è andata con il tema, che voto hai preso?» «Ce li hanno riportati oggi e ho preso A+» «Ottimo» commenta il padre. «E i tuoi compagni, che voti hanno preso?» «Non lo so, sono ancora tutti in galera»”. Non mancano nemmeno simpatici parallelismi con le barzellette sui carabinieri italiani: “Perchè i Vopos viaggiano sempre in tre? Uno che sa leggere, uno che sa scrivere e uno che tiene d’occhio quei due intellettuali”. A proposito di DDR non potrebbe mancare un riferimento a un simbolo di quel Paese, la Trabant: “Che cosa c’è nelle ultime 6 pagine del manuale d’uso della Trabant? L’orario dei treni e degli autobus”.
Ci sono poi quelle che uniscono i vari personaggi e i diversi regimi totalitari: “Un uomo si reca all’inferno. Vedendo la diversità delle punizioni inflitte a Hitler e Stalin, chiede al diavolo: «Perchè Hitler è nella merda fino al collo e Stalin solo fino alla cintola?» Il diavolo gli risponde: «Perchè Stalin è in piedi sulle spalle di Lenin»”.
Infine concludiamo con una barzelletta che ci regala un’immagine di ciò che furono i vari regimi comunisti e lo fa ovviamente con ironia. “Tutti conoscono le sette meraviglie del mondo, ma che dire delle sette meraviglie del comunismo?

  1. Nei regimi comunisti non c’è disoccupazione.
  2. Sebbene non ci sia disoccupazione, lavora solo la metà della popolazione.
  3. Sebbene lavori solo la metà della popolazione, i piani quinquennali vengono sempre rispettati.
  4. Sebbene i piani quinquennali vengano sempre rispettati, non c’è mai nulla da comprare.
  5. Sebbene non ci sia mai nulla da comprare, tutti sono felici e contenti.
  6. Sebbene tutti siano felici e contenti, ci sono frequenti dimostrazioni di protesta.
  7. Sebbene ci siano frequenti dimostrazioni di protesta, il governo è sempre rieletto con il 99,9% dei voti”.

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