28 Gennaio, 2021

La Torre. Storia di una moderna Atlantide

Uwe Tellkamp è nato a Dresda nel 1968, è un figlio della DDR, ha servito nella NVA (Nationale Volksarmee) e ho poi terminato i suoi studi in medicina quando il Muro era già crollato. Fino al 2004 ha lavorato come medico a Monaco ma poi ha intrapreso la carriera di scrittore e nel 2008 è uscito in Germania questo suo volume Der Turm, tradotto poi in italiano da Bompiani nel 2012 con il titolo fedele all’originale La Torre. Storia di una moderna Atlantide. Benché in Germania abbia riscosso un grande successo e abbia avuto anche una trasposizione televisiva andata in onda nell’ottobre 2012, in Italia il testo non è particolarmente noto e questo è un grave peccato, perché il libro è sì un romanzo ma è allo stesso tempo uno strumento ineguagliabile per penetrare la realtà storica e soprattutto sociale di quello che fu l’ultimo decennio di vita della DDR.
C’è chi ha paragonato il lavoro di Tellkamp a Musil, a Mann, a Proust io non sono un esperto di letteratura per cui lascio ad altri questi paragoni, ma di certo questo è un testo che lascia un impronta importante e profonda. Due riflessioni preliminari: primo, la scrittura è scorrevole e facilita la lettura pur dedicando ampi spazi a descrizioni minute e precise sia di azioni sia di ambientazioni; secondo, il romanzo è decisamente lungo e benché Bompiani lo classifichi come tascabile le sue 1300 pagine lo rendono poco adatto alle tasche.
La vicenda narra la storia di una famiglia, gli Hoffmann (Richard, Anne e i figli Christian e Robert) e di tutte le persone che per le più svariate ragioni entrano in contatto con loro (parenti, amici, colleghi di lavoro), che vive a Dresda nel quartiere “La torre” da cui il titolo. Dresda non è solo la città natale dell’autore, e quindi un luogo che egli può descrivere minuziosamente perché l’ha vissuta, ma è anche la grande città più a est della DDR, ovvero l’unica grande città tedesco orientale nella quale gli abitanti non potevano ricevere il segnale radio o televisivo dei canali occidentali. Di conseguenza era un luogo dove, nel bene e nel male, la propaganda di stato aveva mano libera e questo elemento torna in alcuni passaggi della narrazione. Ad esempio durante una festa nasce una discussione sul perché nella DDR non ci siano le banane (un vecchio quanto perdurante aneddoto piuttosto famoso riguardo la vita quotidiana nella DDR che non avendo un economia di mercato non poteva importare prodotti esotici): i critici del governo sostengono che non ci siano banane perché non si possono importare visti i prezzi, chi invece è più vicino alla propaganda di regime riporta ciò che legge o sente per cui la motivazione è che il governo ha scoperto che le banane contengono degli elementi nocivi alla salute dei bambini per cui ne ha bloccato l’importazione.
Questo è solo un piccolo esempio di ciò che significa propaganda di regime e vivere immersi in essa e di ciò che il lavoro di Tellkamp è in grado di offrirci: uno sguardo dall’interno della DDR per come la vivevano i suoi cittadini sia quelli più ferventi verso l’ideologia socialista sia quelli, invece, più critici e che si preparavano in tutti i modi a uscire da quella gabbia.
Sono tre i protagonisti principali dell’opera e tutti appartamenti a una classe medio alta di intellettuali, benché queste classificazioni siano un po’ imprecise per la realtà sociale della DDR: Meno, impiegato presso una casa editrice come redattore e quindi anche in contatto con l’intellighenzia della DDR; il giovane Christian che suona il violoncello, legge molto e studia con impegno perché vuole diventare un medico famoso; Richard padre di Christian e fratello di Meno è invece un chirurgo affermato. Sebbene facciano parte di una sorta di élite (anche se non erano membri della burocrazia o del governo) a loro modo ogni protagonista vive sulla propria pelle uno degli aspetti più tetri della DDR. Richard ha una relazione extra-coniugale dalla quale ha avuto una figlia illegittima che visita di nascosto. La Stasi (elemento cardine per la sopravvivenza della DDR e per comprenderne le dinamiche e la realtà) lo viene a sapere e lo ricatta in modo che spii i colleghi. Questa era purtroppo una pratica alquanto diffusa nella DDR con la Stasi impegnata a reclutare tra la popolazione informatori per poter controllare la vita di ogni singolo cittadino. Meno per via del suo lavoro come redattore si trova immerso in una realtà orweliana in cui più di una volta deve censurare le opere che vorrebbe pubblicare e che invece la strettissima censura governativa blocca perché non corrispondenti all’ideologia socialista o perché critiche verso la situazione politica, sociale ed economica della DDR e dei suoi alleati. Christian, per poter essere ammesso alla facoltà di medicina, è costretto ad arruolarsi per tre anni come volontario nell’esercito e a subire terribili umiliazioni.
Così può essere brevemente sintetizzata la trama del romanzo, ma all’interno di questa narrazione si diramano un’infinità di altri personaggi e storie che portano per mano il lettore nel Alltag (la quotidianità) della DDR: dalla condivisione degli appartamenti per via delle politiche comunali, all’assenza di comfort minimi (come il telefono in casa che solo pochi potevano avere); dalle difficoltà di comprare cibo fino alla descrizione minuta degli uffici e della burocrazia enorme e infinita necessaria sia nella vita di tutti i giorni sia per chi voleva emigrare a ovest e quindi veniva sottoposto a interrogatori e discriminazioni (in particolare non gli veniva offerto alcun posto di lavoro). Per questo motivo La Torre introduce il lettore negli anfratti di Dresda così come nei “salotti buoni” e fa assaporare in un certo senso i gusti della DDR parlando della birra così come del cibo, ciò che oggi è parte integrante di quell’Ostalgie che ha colpito alcuni ex cittadini.
Tellkamp scrive indubbiamente un romanzo, e un gran bel romanzo, il quale però è anche uno strumento utile per chi vuole approfondire la, o semplicemente avvicinarsi per la prima volta alla, realtà sociale di ciò che fu la DDR, uno stato ormai fortunatamente scomparso che fece del controllo sociale, della repressione, dell’ideologia e della segregazione della propria popolazione una ragion d’essere e alla fine i soli pilastri su cui si reggeva. Quando con l’estate del 1989 sono iniziate le proteste di massa, non solo nella Germania dell’Est, il sistema si è semplicemente sgretolato sotto l’urto della popolazione in piazza scomparendo dalla storia. Il crollo del Muro di Berlino il 9 novembre 1989 segna la fine definitiva di quel mondo (l’unificazione delle due Germanie con la relativa soppressione della DDR avverrà poi però il 3 ottobre 1990) e segna anche la conclusione del libro.

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